L’OCCHIO DELLA TIGRE La pittura ci guarda. Apre le fauci. E fa esplodere la sua pelle...

a cura diItalo Bergantini e Gianluca Marziani

Tre giovani proposte pittoriche. Tre visioni figurative che graffiano, incidono, accumulano, segnano, sporcano… Tre percorsi dove la pittura grida la sua atemporalità e la sua autonomia profonda. Il quadro come soggetto intimo, oltre il tempo e lo spazio ma dentro un continuo presente. La pittura affonda il coltello (pennello) nell’istinto primordiale e fa sentire la sua voce arcaica. La pittura ci guarda… Al centro della visione torna immancabilmente Lei, linguaggio al femminile per eccellenza in quanto codice genetico della riproduzione visiva. Pittura che da sempre si trasforma dentro se stessa mentre assimila e metabolizza ogni singolo presente. Pittura dai molteplici codici, modelli e stili, oltre la dimensione del nuovo ma nell’idea ascetica della rinnovabilità implacabile. Apre le fauci… Pittura come linguaggio felino: movimenti sinuosi e concentrati, velocità e sintesi, eleganza e aggressività… le fauci si spalancano ed escono fuori i colori della natura viva, le tonalità della lotta, gli impasti della fame atavica, del grido liberatorio, della crudeltà necessaria. E fa esplodere la sua pelle… Colore, materia, gesto: tre particelle creative per definire un certo approccio davanti al quadro. Bernardi, Rubini e Zeleke dipingono con rabbia giovane, senza retorica sociale ma con la sacralità della pietas, consapevoli del quadro come ferita sanguinante e al contempo rigenerativa. Guardano la propria umanità da vicino, aderiscono alle pelli ferite e ululanti. Aumentano i formati affinché l’esplosione sia espansa e impattante, cogliendo il fuoco del passato e il giusto imprinting del presente.

L’OCCHIO DELLA TIGRE… Tre giovani artisti, tre momenti in cui la pittura sceglie fluidità aggressive e dominanti. I loro quadri diventano l’occhio della tigre: istinto puro e controllo, concentrazione davanti alla preda, potenza da scaricare con azioni rapide e dilanianti. La pittura, in fondo, appare sempre più simile alla biologia della natura: e ragiona con passaggi che imitano la rigenerazione implacabile della vita.