Altri Equilibri

a cura diFabio Appetito

L’equilibrio è una stronzata.

Potrete sforzarvi. Barare. Fare debiti o patti col demonio. Escogitare alternative.

Assumere perfino cadetti che vi sorreggano su per il culo.

Nonostante ciò, voi cadrete. Scivolerete in basso, nel vuoto che richiama. Ed inghiotte.

Poiché l’equilibrio è solo una sensazione. La scusante perfetta adatta ad un mondo che di equilibrato ha solo lo squilibrio. Economico. Quindi mentale.

Siamo precari. Precari di vita. Investiamo sul futuro risparmiando sui ricordi.

Non resterà niente di noi stessi se non abbiamo il coraggio di precipitare.

L’equilibrio, in fondo, è vero quando c’è una paura concreta di perdere tutto.

La stabilità ci fa comodo. La stabilità ci impedisce di rischiare, eppure il rischio è il compromesso necessario per vivere. Per arrivare ad innamorarsi di un equilibrio “altro”.

Come se potessero conviverne di differenti.

 

Il neurologo berlinese Moritz Heinrich Romberg, classe 1795, ideò un esame diagnostico su pazienti che lamentano disordini dell’equilibrio e forme di atassia.

La procedura era semplice: il paziente doveva stare in piedi. Talloni uniti, occhi aperti e braccia distese in avanti per un tempo prestabilito. L'esame veniva ripetuto ad occhi chiusi. Se il paziente tendeva a barcollare fortemente o cadere nei primi trenta secondi, il test veniva inteso positivo.

 

Oggi, questo test risulterebbe inadeguato. Porterebbe a decretare uno Stato dilagante dei sintomi.

 

Non credo molto alle coincidenze, piuttosto spero nelle volontà. Quando le coincidenze si incontrano con le volontà, allora qualcosa può succedere. Sempre. Ed ironia della sorte, la Romberg ospita una mostra che parla non solo di equilibrio esterno, come lo studio apportato dal medico berlinese, ma di un equilibrio secondo, celato, interno, poiché a chi rimane un precario in un mondo (pre)cariato, non resta che chiedersi se realmente è necessario l’equilibrio per sentirsi “equilibrati”.

 

Poco importa. Abbiamo il dovere di cadere.

Non con la delicatezza delle foglie. Con l’audacia del piombo.

Non possono esserci compromessi. Se si decide di guardare, bisogna imparare a vedere, e vedere.

Scoprire tutta l’intera caduta, ed amarla. Il solo tratto vivo tra l’atterraggio, e il lancio.

Convincersi così che si sta volando.

 

In questi quadri ho visto tutto quello che non ho potuto vedere guardandoli.